Film La Tempesta

“Non ho più spirti da comandare o arti magiche da fare incanti, disperata sarà la mia fine
a meno che io non sia soccorso e prego che con la vostra pietà possiate liberarmi da ogni colpa.
I nostri attori erano soltanto degli spiriti che si sono dissolti nell'aria sottile.
E le strade, i palazzi, il globo terrestre e tutto quel che vi si contiene s'avvieranno al dissolvimento, senza lasciare dietro di sé
un solo strascico di nube.
Così come a voi piace esser perdonati dai peccati vogliate ora perdonare i miei.
Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”
da La Tempesta di William Shakespeare
DAL 24 AL 29 APRILE ARRIVA ALLO SPAZIO TERTULLIANO IL FILM LA TEMPESTA
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“LA TEMPESTA” nasce durante l’emergenza pandemica e il periodo di lockdown, in un momento di sospensione globale in cui il mondo sembra fermarsi e i luoghi della cultura – teatri e cinema – sono tra i primi a spegnere le luci. In questo contesto di immobilità e incertezza, il progetto prende forma come un atto di resistenza artistica, nel momento in cui la pratica teatrale e cinematografica appare improvvisamente impossibile.
L’isola di Ischia, set del film, assume così un ruolo centrale: non soltanto come luogo geografico ma come spazio simbolico, un palcoscenico naturale in cui la scena può riaccendersi e la rappresentazione tornare possibile. In un tempo dominato dall’isolamento e dalla distanza, l’isola diventa il rifugio simbolico in cui l’arte può ritrovare la propria dimensione originaria, in dialogo diretto con la natura.
William Shakespeare ne parlava già oltre quattrocento anni fa
“… Soltanto la natura avrebbe il potere di produrre ogni sorta di prosperità di abbondanza, al fine di nutrire l’intera umanità.”
Fin dalle prime immagini il film si presenta come una dichiarazione d’intenti: “Questo non è un film”.
“LA TEMPESTA” è una rilettura dell’ultimo capolavoro di William Shakespeare, sospesa tra cinema e teatro, capace di restituire l’intensità di un’opera senza tempo.
Il testo diventa uno strumento per interrogare il presente. La pandemia, la paura del contagio e la fragilità dell’uomo di fronte a una crisi globale hanno rappresentato una vera “tempesta” contemporanea. In questo scenario l’opera shakespeariana diventa metafora di un momento storico drammatico ma allo stesso tempo aperto alla possibilità di cambiamento, fondato su una nuova consapevolezza dell’importanza di ristabilire un rapporto più sano, rispettoso e virtuoso tra l’uomo, la natura, il pianeta e l’essere umano.
La forza evocatrice della poesia diventa uno strumento capace di raggiungere le profondità dell’animo umano, soprattutto delle nuove generazioni. Il personaggio di Miranda, simbolo di purezza e stupore, rappresenterebbe una possibilità di rinascita. La sua celebre esclamazione – “è un nuovo mondo” – avrebbe nel film un doppio significato invitandoci ad immaginare un futuro finalmente diverso.
Il dramma narra di Prospero, legittimo duca di Milano, tradito dal fratello Antonio e costretto all’esilio su un’isola insieme alla figlia Miranda. Anni dopo, grazie alle sue arti magiche e all’aiuto dello spirito Ariel, Prospero provoca una tempesta per far naufragare sull’isola i suoi nemici di ritorno da un matrimonio a Tunisi, tra cui Antonio, nuovo duca di Milano e il re di Napoli, Alonso. Sull’isola, luogo fuori dalle regole della civiltà, Prospero guida gli eventi per smascherare i tradimenti e le avidità, ottenere il pentimento di Alonso e ristabilire la giustizia. L’isola diventa uno spazio simbolico in cui i protagonisti sono costretti a riflettere sul futuro dell’umanità e sul fragile equilibrio tra civiltà e natura.
La struttura narrativa dell’opera è circolare: il racconto nasce in un teatro, si sviluppa sull’isola – luogo in cui la natura sembra prevalere sull’uomo – e ritorna infine al teatro stesso, simbolo di memoria e rinascita. Come Prospero torna a Milano per riprendersi il suo ducato, così l’autore e protagonista Giuseppe Scordio si risveglia e si riappropria del luogo dell’arte, il teatro, congedandosi con le parole di Shakespeare
“ Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.”
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